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Una guida per fare a meno della tecnologia statunitense

 

Una guida per fare a meno della tecnologia statunitense


 
La sede di Qwant a Parigi, 2018. (Yann Castanier, Hans Lucas/Contrasto)

Gli Stati Uniti sono diventati lo stato più prepotente del mondo. Mentre Washington minaccia di imporre dazi ai paesi che non si piegano al suo volere, le aziende del settore tecnologico approfittano della situazione. Gli svantaggi della nostra dipendenza da questi colossi sono sempre più evidenti.

Negli ultimi due mesi ho cercato di sostituire i servizi e gli strumenti che uso con alternative che non siano controllate da aziende statunitensi o da altre che hanno forti legami con gli Stati Uniti. Devo ammettere che non sempre è stato facile. In alcuni casi ci sono diverse soluzioni, ma in altri abbandonare questi servizi o prodotti significa uscire da comunità che non esistono altrove o che, quando esistono, sono molto meno funzionali. Per non parlare della quantità di aziende non statunitensi che usano comunque server di proprietà di Amazon, della Microsoft o di Google.

Essere puristi, dunque, è impossibile. Eppure penso che sia importante provare a fare il massimo, perché se riuscissimo a ridurre la base di consumatori delle aziende dominanti nel campo della tecnologia e dimostrare che c’è un mercato per un modo diverso di immaginare e usare la tecnologia digitale, potremmo stimolare la crescita delle alternative non statunitensi e perfino spingere i governi a finanziare un movimento per l’indipendenza digitale.

In questo articolo metterò insieme tutto quello che ho imparato negli ultimi mesi, così da darvi un’idea di quali siano le opzioni disponibili per cominciare il vostro allontanamento dalle aziende tecnologiche statunitensi.

Prima di cominciare, voglio mettere in chiaro una cosa: questa guida è pensata per le persone che non hanno grandi conoscenze tecnologiche. Non ho intenzione di proporre alternative impossibili per chi non sa programmare, anche se ogni tanto cercherò di citare anche opzioni del genere.

Inoltre, la mia non è una lista esaustiva, ma solo una rapida panoramica delle possibilità che ho sperimentato personalmente e che ritengono valide, anche se alcune hanno piccoli svantaggi. Alla fine dell’articolo trovate altri suggerimenti, nel caso voleste approfondire la questione.

Pacchetti di programmi

Fatte tutte le premesse, è il momento di cominciare. Google, la Apple e la Microsoft non sono le uniche aziende che offrono suite di servizi, cioè pacchetti di programmi che comprendono email, calendari, cloud e software per la produttività. Trovare suite alternative invece di affidarsi a una serie di opzioni singole può essere un buon modo per liberarsi rapidamente da molti servizi offerti dai giganti statunitensi.

Nel mio caso, qualche anno fa ho cominciato affidandomi a Proton (Svizzera). Ho lasciato la posta di Gmail per passare a quella di ProtonMail, ma nel corso degli anni ho usato anche il suo cloud, il vpn e il sistema di gestione delle password. L’azienda ha migliorato il suo calendario, con un importante aggiornamento in arrivo quest’anno. Ho provato anche il programma di scrittura. In sostanza Proton offre buona parte di ciò che stavo cercando, e nel corso del tempo continua a migliorare i suoi servizi.

All’inizio dell’anno Proton è finita al centro di una polemica dopo che su Reddit hanno scovato un tweet in cui l’amministratore delegato elogiava la persona nominata da Donald Trump all’antitrust. L’accusa è diventata quella di essere un sostenitore di Trump, ma credo che la faccenda sia stata esagerata a causa del clima politico del momento. Le opinioni politiche dell’amministratore delegato non hanno influito sul servizio. In ogni caso penso valga la pena essere a conoscenza del dibattito perché alcune persone continuano a parlarne per criticare Proton.

Esistono altre suite di buon livello. In molti consigliano l’indiana Zoho, ma personalmente ho avuto l’impressione che offra troppi servizi che non userei mai. (Tra l’altro mi piace che la Proton non abbia una sede negli Stati Uniti).

Anche la tedesca Mailbox offre spazio cloud, un programma di scrittura, uno per le presentazioni, un foglio di calcolo e un programma per videoconferenze, oltre alla posta.

Se vogliamo andare un po’ più sul tecnologico, esistono alternative come quelle offerte da Framasoft (Francia) o anche NextCloud (Germania), una suite open source che chiede all’utente di gestire i propri servizi di archiviazione invece di iscriversi al servizio. Se volete usare NextCloud, sul sito troverete una serie di fornitori di servizi come The good cloud (Paesi Bassi) per rendere il vostro compito relativamente semplice.

Le suite possono facilitarvi la vita, ma non dovete per forza seguire questo percorso o usare tutto quello che offrono. Le alternative singole sono tante.

Email

La posta e un indirizzo email sono il primo passo dell’esistenza online (o dell’esistenza in generale, di questi tempi). Io ho scelto ProtonMail: è criptato, mi permette di usare un indirizzo personalizzato e il problema che avevo con il fatto che gli indirizzi Outlook non ricevevano le mie email è stato risolto da almeno un paio d’anni. Ma ci sono altre opzioni.

Come ho già detto, Mailbox o Zoho Mail sono due possibilità, così come i tedeschi Posteo o Tuta. Ci sarebbe anche Fastmail (Australia), ma i suoi server sono negli Stati Uniti.

Motori di ricerca

Dopo aver impostato un indirizzo email, passiamo alle ricerche online, un’altra attività essenziale. Per la maggior parte delle persone questo significa usare Google, oppure, per una minoranza, Bing. Anche in questo caso esistono altre soluzioni, ma qui la faccenda si fa difficile.

Personalmente credo che le migliori alternative ai servizi statunitensi siano Ecosia (Germania) e Qwant (Francia), anche se Startpage (Paesi Bassi) è comunque una scelta valida. Un tempo pensavo che questi motori di ricerca fossero piuttosto limitati, ma più utilizzo Qwant e più mi sento a mio agio con le ricerche. Di conseguenza, mi capita sempre più raramente di dover aprire Google. Il problema è che quasi tutti i motori di ricerca alternativi prelevano i risultati da Bing o Google, che hanno gli indici più esaustivi.

Ecosia e Qwant stanno lavorando su un indice di ricerca europeo, ma probabilmente non arriverà in tempi brevi. Mojeek (Regno Unito) è uno dei pochi motori di ricerca non statunitensi che si affida unicamente al proprio indice, ma non l’ho trovato molto affidabile (senza offesa per chi ci ha lavorato).

Browser

Per fare qualsiasi cosa online avete bisogno di un browser. La maggior parte degli utenti usa Chrome, con Firefox e Safari a occupare altre fette importanti del mercato. Ma ci sono alternative eccellenti.

Io utilizzo Vivaldi (Norvegia) sia sul computer sia sul telefono, ed è spettacolare. La sincronizzazione delle pagine sul cloud mi sembra molto più affidabile di quella proposta da Safari per i dispositivi della Apple. Opera (Norvegia-Cina) è un’altra opzione, così come Mullvad (Svezia), anche se non l’ho provato. La mia preferenza va sicuramente a Vivaldi.

Programmi di scrittura

Un tempo Microsoft office dominava il settore dei programmi per ufficio, ma oggi molte persone usano la suite di Google Docs. Nel mio tentativo di sfuggire a questa tendenza ho incontrato grosse difficoltà.

Al momento sto ancora cercando di capire come risolvere il problema. Nel frattempo, vi segnalo alcune alternative nel caso in cui gli altri non vi costringano a usare Google Docs. Come ho detto prima, Zoho e Mailbox hanno suite per ufficio, mentre Proton offre un programma di scrittura embrionale. Ci sono anche OnlyOffice (Lettonia) e Collabora office (Regno Unito, rivolto più che altro alle aziende). Per chi ha maggiore dimestichezza tecnica, è possibile fare affidamento su NextCloud (Germania). Framasoft (Francia) ha un servizio base per i testi, mentre Cryptpad (Francia) offre un’alternativa criptata.

Per quanto riguarda i programmi da installare sul computer, LibreOffice (Germania) è un’alternativa open source a Microsoft office. L’ho usato poco, ma mi è sembrato assolutamente adatto per le mie necessità, soprattutto dopo che ho installato un tema diverso rispetto a quello di default, piuttosto datato. In ogni caso io uso Ulysses (Germania) per la gran parte del mio lavoro di scrittura. Molte persone mi hanno consigliato un programma simile chiamato iA Writer (Giappone). Per chi vuole scrivere un libro, Scrivener (Regno Unito) rappresenta una buona soluzione.

Rss

Google reader è morto da tempo, ma personalmente ritengo ancora utile avere un buon lettore rss. Qualche anno fa usavo Feedly, fino a quando chi lo gestisce ha imposto un servizio che aiuta le aziende a controllare le proteste e gli scioperi, e dunque può essere usato contro i lavoratori.

Al momento sono passato a Inoreader (Bulgaria) e non posso lamentarmi. Se non fossi rimasto soddisfatto avrei potuto dare un’occhiata a quello di Vivaldi. Sono sicuro che esistono altre opzioni, ma non ho avuto bisogno di provarle.

Password

Non mi sorprenderebbe scoprire che la maggior parte delle persone che conservano le password usano i servizi della Apple o di Google. Io usavo la Apple, ma qualche mese fa ho spostato le mie password su Proton pass, che dialoga facilmente con Vivaldi. Devo ancora trasferire i miei codici per l’autenticazione a due fattori da Authy, ma lo farò presto.

Ho scelto di affidare le mie password alla suite di Proton, ma esistono altre possibilità. Ho sentito parlare molto bene di 1Password (Canada). Avrei voluto utilizzarlo, ma poi ho scoperto che si appoggia agli Amazon web services (Aws). Quando ho chiesto ai gestori se abbiano intenzione di cambiare, mi hanno risposto che non hanno in programma di farlo. Se la presenza degli Aws non vi dà troppo fastidio, sappiate che 1Password ha server in Canada ed Europa. Aegis (Paesi Bassi) è un’opzione open source per Android, mentre KeePass (Germania) è disponibile per diverse piattaforme. Potrete trovare altre opzioni nella postilla a questo articolo.

Note, calendari, liste

Al momento sono ancora legato ad Apple Calendar, Notes e Reminders, ma sto cercando di capire come liberarmene. Volevo usare Todoist perché credevo, sbagliando, che non avesse la sede negli Stati Uniti. Poi ho deciso di aspettare che Proton aggiunga nuove funzionalità al suo calendario. A quanto pare dovrebbero arrivare prima delle fine dell’anno.

Probabilmente la scelta più semplice è quella di usare il calendario legato al servizio email che avete scelto. Io uso ancora le applicazioni della Apple, ma passerò a Proton quando arriverà il momento, probabilmente presto.

Per gli appunti ho dato un’occhiata a Bear (Italia) e Obsidian (Canada), ma ho bisogno di fare qualche ricerca in più prima di prendere una decisione. Bear mi ricorda molto Ulysses, che uso per scrivere. Tuttavia, mi piacerebbe sostenere un’azienda canadese. In passato i server di Obsidian erano tutti negli Stati Uniti, ma di recente il programma consente agli utenti di conservare i loro dati anche a Francoforte, Sydney o Singapore (anche se comunque attraverso l’azienda statunitense DigitalOcean).

Social media

Arriviamo al punto in cui le cose si fanno ancora più difficili. Per il mio lavoro e per restare in contatto con i miei conoscenti, non ritengo possibile abbandonare tutti i social network statunitensi. Nell’ultimo anno ho cercato di limitarne l’utilizzo il più possibile, al punto che oggi Bluesky è la mia piattaforma principale e uso gli altri account solo per condividere il mio lavoro. Ma non credo che sarò nelle condizioni di cancellarli in tempi brevi.

Naturalmente ho un profilo su Mastodon (Germania). Esistono alternative decentrate come PeerTube (Francia), Frendica (Germania), e Pixelfed (Canada), ma devo ammettere di non averle provate. Mi chiedo se nei prossimi anni ci sarà una maggiore sperimentazione in questo campo, ma per il momento la mia situazione è quella che vi ho descritto.

Messaggi

La messaggistica è un altro ambito in cui abbandonare le piattaforme statunitensi non sembra possibile. Anche se Signal ha sede negli Stati Uniti, è comunque diventata un’applicazione che cerco di usare quando posso, perché non ha un approccio votato esclusivamente al profitto e mi fido di chi la gestisce. Dunque continuerò a usarla. Sfortunatamente, durante i miei viaggi ho bisogno di usare spesso anche WhatsApp, perché è l’infrastruttura più diffusa in gran parte del mondo. Mi chiedo se la situazione cambierà con l’ostilità crescente nei confronti dei giganti della tecnologia statunitensi e della decisione della Meta di inserire gli annunci pubblicitari nel servizio. Staremo a vedere.

Esistono opzioni alternative come Wire (Germania), Threema (Svizzera) o Element (Regno Unito), basato su Matrix, ma hanno un bacino di utenti di gran lunga inferiore e di conseguenza è difficile riuscire a usarle per chiacchierare con i propri contatti. In alcuni paesi esistono alternative locali più diffuse, come KakaoTalk in Corea del Sud.

Mappe

Passiamo alle mappe. Da una parte c’è Google, dall’altra tutto il resto. Purtroppo non c’è molto da fare. In alcuni casi non ho avuto problemi a usare le alternative, ma in altre occasioni (soprattutto quando viaggio, a seconda del paese) sento che è ancora necessario aprire Google Maps. Quali sono le alternative?

Nella mia esperienza Here we go (Paesi Bassi) è l’opzione più completa tra le app non statunitensi, sia per i percorsi in auto sia per quelli con i mezzi pubblici. Non ha la precisione delle informazioni sugli orari dei negozi di Google, ma è comunque una soluzione più che decente. Mi hanno detto che in molti paesi del sud del mondo (non ho potuto verificarlo personalmente) Here we go funziona meglio di Maps. Lo svantaggio principale per un utente di iOs alla guida è che l’applicazione non funziona con CarPlay. Ho contattato gli sviluppatori e mi hanno detto che risolveranno il problema, ma non hanno specificato quando.

TomTom go (Paesi Bassi) è fantastica per la guida e funziona bene con CarPlay, ma è inutile per tutto il resto. Transit (Canada) è perfetta per i trasporti pubblici. OpenStreetMap (Regno Unito) è una buona alternativa (con app come OsmAnd e Organic maps) e funziona particolarmente bene per chi si sposta a piedi o in bici.

Non l’ho ancora provata, ma mi hanno detto che Mapy (Repubblica Ceca) è un’ottima opzione che comprende tutte le funzioni. In alcune aree del mondo esistono servizi che offrono prestazioni valide ma solo all’interno dei confini di un paese, come Naver map e Kakao map in Corea del Sud.

Streaming

So che ormai siamo tutti abituati a contare su Netflix, Disney+, Amazon Prime (e qui i problemi aumentano) e tutti gli altri servizi di streaming statunitensi, ma credo che questa situazione vada affrontata da due prospettive diverse. Innanzitutto sto cercando di essere più selettivo rispetto a ciò che guardo, invece di lasciarmi influenzare dalle novità di questi cataloghi. In questo modo ho anche più tempo per leggere. In secondo luogo, esistono ottime alternative non statunitensi.

Personalmente non guardo più Netflix dai tempi della stretta per scoraggiare la condivisione delle password. Ho avuto Disney+ gratuitamente grazie al mio provider, ma presto il mio abbonamento scadrà. Di recente ho riattivato AppleTv+ per seguire Foundation. È così che gestisco i servizi di streaming statunitensi: non ho un abbonamento fisso, ma quando si accumulano i film e le serie che voglio guardare mi abbono per un mese o due, poi cancello. Ora passiamo alle alternative nei vari paesi.

In Canada Crave offre molte serie tv statunitensi (quasi tutto il catalogo di Hbo max) insieme ai contenuti canadesi e internazionali. Nel paese ci sono anche Cbc Gem o Ici tou.tv, insieme ai film della National film boardBritbox (Regno Unito) è un’altra opzione, così come Mubi (Regno Unito), a cui volevo abbonarmi prima che i manager pensassero bene di provare a difendere la scelta di prendere soldi dal fondo Sequoia capital, che finanzia anche un’azienda israeliana nel settore della difesa, Kela.

Anche negli altri paesi ci sono molte opzioni. Vi faccio degli esempi: l’Australia ha Abc iViewStan e Binge (che di recente è peggiorata), mentre in Nuova Zelanda potete contare su Neon e sul catalogo di Nz on screen. Qualunque sia il paese in cui vivete, vale sempre la pena controllare quello che è disponibile sui servizi locali invece di affidarsi sempre alle aziende statunitensi.

Musica

Tecnicamente Spotify è svedese, ma l’ho esclusa a causa della sua forte “americanizzazione”, degli scontri tra gli artisti e la piattaforma e del recente investimento da seicento milioni di dollari dell’amministratore delegato Daniel Ek in un’azienda che produce droni guidati dall’intelligenza artificiale, Helsing.

Negli ultimi anni ho usato Apple Music, ma di recente sono passato a Deezer (Francia) e non vedo per quale motivo dovrei pentirmene, considerando che i cataloghi sono simili (se si escludono i video). Un altro aspetto positivo: Deezer non cerca continuamente di costringermi a guardare un filmato, come invece fa Spotify.

Tidal sarebbe stato una buona alternativa, ma nel 2021 è stata comprata da Square. C’è anche Qobuz (Francia), che sembra rivolta soprattutto alle persone che cercano audio di alta qualità. Tuttavia ho sentito dire che il catalogo è piuttosto limitato.

Podcast

C’è stato un periodo in cui ho usato Spotify per i podcast, ma quasi sempre mi sono affidato ad Apple Podcast, fino a qualche tempo fa. Ho provato alcune alternative non statunitensi che mi sono sembrate fastidiose (oltre che piene di annunci pubblicitari che rendevano terribile l’utilizzo), fino a quanto ho trovato due opzioni open source che mi sento di consigliare.

Per gli utenti Android, a quanto pare la scelta migliore è AntennaPod (Germania). Ma io non uso Android, quindi ho dovuto trovare un’opzione valida per iOs. Anytime podcast player (Regno Unito) funziona anche su iPhone. È un’app molto semplice che elenca i podcast a cui l’utente è iscritto, permettendo di controllare personalmente se sono stati pubblicati nuovi episodi invece di organizzare un feed cronologico. Alcune persone potrebbero non apprezzare questa scelta, ma io la trovo fantastica. Ora sono io a preoccuparmi di controllare se ci sono novità, con il mio tempo e senza che un’app me le proponga.

Hardware

Questa parte potrebbe essere molto lunga, ma credo sia il caso di accorciarla. Oggi uso un Mac e un iPhone, e non ho intenzione di cambiare. Nessuno dei due dispositivi è particolarmente vecchio e inoltre uso prodotti della Apple da molto tempo. Cambiare servizi è molto più facile rispetto a trasferirsi da un ecosistema all’altro, soprattutto considerando che anche Windows è statunitense. Prima o poi troverò qualcuno che mi spieghi Linux per capire se in futuro potrò fare il grande salto, ma per il momento mi sembra uno scenario improbabile.

Se non siete troppo preoccupati del sistema operativo, esistono ottime opzioni per gli hardware non statunitensi. Molti marchi del settore, infatti, operano fuori dagli Stati Uniti. Per esempio gran parte della mia attrezzatura per l’intrattenimento in casa è Sony/Playstation (Giappone). Per quanto riguarda computer, tablet e (a volte) telefoni, ci sono ottime alternative: Asus (Taiwan), Acer (Taiwan), Lenovo (Cina), LG (Corea del Sud), Samsung (Corea del Sud) e persino Huawei (Cina).

Per i telefoni c’è sempre da considerare l’azienda FairPhone (Paesi Bassi). Invece di comprare un Kindle potete scegliere un Kobo (Canada-Giappone). Al posto di un tablet, dispositivi come reMarkable (Norvegia), Supernote (Cina) o Onyx Boox (Cina) possono essere una buona scelta.

Web hosting

La registrazione del dominio è un campo in cui le opzioni sono particolarmente numerose. La maggior parte dei miei siti era ospitata da Namecheap, ma ho fatto qualche ricerca sulle alternative in Canada e ho deciso di passare a FullHost senza alcuna esitazione. Trovate una lista di suggerimenti per diversi paesi del mondo alla fine dell’articolo. O magari fate una ricerca per il vostro paese e trovate quali servizi possono fare al caso vostro.

Pubblicazione di podcast e newsletter

Qualcuno di voi avrà bisogno di pubblicare un tipo specifico di contenuti. Per blog e newsletter, WordPress resta una buona soluzione, o magari potete usare Ghost (Singapore). Per quanto riguarda i podcast, Captivate (Regno Unito) e Transistor (Canada) sono buone soluzioni. Per i video le cose si fanno più complicate, dato che è molto difficile sfuggire a YouTube. Date un’occhiata a Dailymotion (Francia) o PeerTube (Francia).

Cloud e trasferimento di file

Ho ancora i miei file sul cloud della Apple per via dell’ecosistema hardware che uso, ma negli ultimi mesi ho cominciato a usare anche Proton drive. In futuro cercherò di spostare il maggior numero possibile di documenti. Altre suite hanno un loro cloud. Se installate NextCloud avrete a disposizione dello spazio online. Ma ci sono altre opzioni, come Sync.com (Canada) e gli svizzeri Tresorit e pCloud. La maggior parte dei web host offre uno spazio cloud.

WeTransfer (Paesi Bassi) era il servizio di trasferimento dati che usavo più spesso. Di recente sono stati criticati per i cambiamenti nelle condizioni di servizio relativi allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, ma i manager sostengono che si tratta di un malinteso. SwissTransfer (Svizzera) o SendGB Estonia/Cina sono opzioni molto valide.

Ho usato per anni Pixelmator per la grafica e il photo editing, ma nel 2024 il programma è stato comprato dalla Apple. Sembra che Affinity (Regno Unito-Australia) possa riempire il vuoto, ma non l’ho ancora messo alla prova. Un’altra possibilità è quella di usare Canva (Australia), nonostante il suo entusiasmo per l’intelligenza artificiale, o uno strumento open source come Gimp.

Trasferimento di soldi

Non ho mai capito l’ossessione statunitense per applicazioni come Venmo. In altre parti del mondo le banche offrono strumenti semplici per trasferire denaro. Nell’ambito dei trasferimenti internazionali, invece, diventano necessarie altre applicazioni. PayPal ha ricoperto spesso questo ruolo, ma ritengo che Wise (Regno Unito) sia fantastico per i pagamenti, per ricevere denaro da aziende straniere e per avere valute diverse nel portafogli. Davvero ottimo.

Abbiamo davvero bisogno di tutto questo?

In questo viaggio ancora in corso non mi sono concentrato solo sulla ricerca di alternative ai servizi statunitensi, ma mi sono anche chiesto fino a che punto ho davvero bisogno di questi strumenti. Riducendo la frequenza con cui uso le piattaforme di streaming ho semplicemente guardato meno film e serie invece di sostituire un catalogo con un altro. Questo mi ha permesso di avere più tempo per leggere e giocare, cosa di cui sono molto felice.

Dopo aver parlato con Casey Johnston dei suoi sforzi per ridurre il tempo trascorso davanti allo schermo e dell’invadenza degli smartphone ho cercato di seguire il suo esempio. Di recente ho fissato limiti per l’uso dei social media, cancellando diverse app dal telefono e bloccando le altre dopo le 19 per quasi tutti i giorni della settimana. In questo modo ho diminuito sensibilmente le ore che trascorro guardando il telefono.

Ho anche riflettuto molto su quello che Dan McQuillan ha scritto a proposito della necessità di allontanarsi dalle tecnologie digitali e di come queste si impossessino della nostra vita. Penso che ci siamo spinti troppo oltre e questa convinzione si rafforza ogni giorno che passa.

L’azione individuale è importante e non può essere ignorata, ma le nostre scelte sono limitate dai sistemi economici e sociali in cui viviamo. È per questo che anche l’intervento dei governi è cruciale, non solo per arginare gli effetti negativi della tecnologia digitale ma per fornire risorse adeguate a sviluppare alternative. Idealmente queste alternative non dovrebbero replicare i problemi delle grandi aziende della Silicon valley, ma basarsi su un modello diverso che si concentri sul bene comune invece che sui profitti degli azionisti.

Sono convinto che la tecnologia che nascerebbe seguendo un modello simile sarebbe molto diversa da quella che usiamo oggi. Per il momento farò il possibile per trovare le soluzioni più adatte alle mie necessità. Spero che questa guida vi aiuti a riprendere un po’ di controllo sulle vostre cose. ◆

Se conoscete altri servizi o strumenti non statunitensi che meritano di essere segnalati scriveteci a: posta@internazionale.it

Per approfondire

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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