Open data

 Deepseek 8-8-64

Lo stato dell'arte degli Open Data è un quadro complesso e paradossale: da un lato, abbiamo una maturità e una diffusione senza precedenti; dall'altro, persistono barriere significative che limitano la creazione di valore, e il focus si sta spostando dalla semplice apertura dei dati alla capacità di utilizzarli e interpretarli.

🏆 I successi: maturità crescente e consapevolezza

Negli ultimi dieci anni, gli Open Data si sono consolidati come una pratica fondamentale. Il rapporto "The State of Open Data 2025" evidenzia come l'80,9% dei ricercatori supporti i dati aperti, segno che non è più un ideale, ma una realtà radicata nella ricerca .

Un progresso chiave è la crescente adozione dei principi FAIR (Findable, Accessible, Interoperable, Reusable). La loro consapevolezza è quasi raddoppiata dal 2018, salendo al 40,6% . L'UE è in prima linea: il 2025 Open Data Maturity Report assegna all'Europa un punteggio medio di maturità dell'86%, con paesi come Francia, Lituania e Polonia che raggiungono quasi la piena maturità .

Anche nel mondo della ricerca, le infrastrutture stanno diventando più sofisticate. L'INGV Data Registry è un esempio avanzato di infrastruttura curata che garantisce metadati di alta qualità, interoperabili e conformi ai principi FAIR, dimostrando come si possano gestire dati scientifici complessi su larga scala .

⚠️ Le sfide: la "crisi invernale" e il "valore generato"

Nonostante i progressi, l'utilizzo concreto dei dati aperti è spesso inferiore alle aspettative, un fenomeno definito da alcuni esperti come un potenziale "Data Winter" (Inverno dei Dati) . I dati dell'OCSE mostrano che i progressi nell'apertura e nel riutilizzo dei dati sono tra i più lenti in tutti gli ambiti della digitalizzazione governativa .

Le barriere principali sono tre :

  1. Qualità e accessibilità dei dati: Spesso i dati non sono sufficientemente puliti, aggiornati o in formati facilmente utilizzabili.

  2. Competenze: Manca la capacità di trasformare i dati grezzi in informazioni di valore.

  3. Valutazione e incentivi: Il 69,2% dei ricercatori non si sente adeguatamente ricompensato per la condivisione dei dati, e il supporto per i mandati nazionali obbligatori sta diminuendo .

Il problema si sposta quindi dalla pubblicazione alla creazione di valore. Anche quando i dati sono aperti, la capacità di trasformarli in strumenti decisionali (come dashboard o classifiche di rischio) può rimanere nelle mani di pochi attori privati, creando un problema di "chiusura interpretativa" . La sfida non è più solo aprire i dati, ma garantire che le istituzioni pubbliche mantengano la capacità di interpretarli e contestarli, senza diventare dipendenti da interpretazioni esterne.

🤖 Le tendenze future: AI, infrastrutture e interoperabilità

Il futuro degli Open Data è plasmato da alcune tendenze emergenti.

  • L'Ascesa dell'Intelligenza Artificiale: L'uso dell'AI per elaborare dati aperti è in forte aumento. Nel 2025, il 31,9% dei ricercatori utilizza attivamente l'AI per l'analisi dei dati, rispetto al 22,1% del 2024 . L'AI sta diventando un motore cruciale per la scoperta e la rielaborazione dei dati, ma rende anche urgente la necessità di standard trasparenti su come gli algoritmi elaborano i dataset condivisi .

  • Una Nuova Generazione di Infrastrutture: Per rendere i dati "AI-Ready", è essenziale disporre di metadati standardizzati. Croissant 1.1 è un nuovo standard progettato proprio per migliorare la documentazione dei dataset per l'apprendimento automatico, facilitandone la scoperta e l'utilizzo .

  • Dalla Maturazione alla Collaborazione: L'approccio all'Open Data sta diventando più strategico. L'UE sta superando i semplici "punteggi" di maturità, sviluppando profili contestuali per i paesi, che tengono conto dei diversi modelli di governance e contesti socio-economici, per favorire una collaborazione più mirata .

In sintesi, lo stato dell'arte degli Open Data è quello di un campo maturo che ha vinto la battaglia culturale per l'apertura, ma che ora deve vincere quella della usabilità, della competenza e del potere interpretativo, specialmente mentre l'Intelligenza Artificiale accelera la nostra capacità di trasformare i dati in conoscenza.

Se un aspetto specifico ti interessa in particolare, come il ruolo dell'AI o le differenze tra paesi, fammelo sapere e posso approfondire.


Gemini 8-8-26

Gli Open Data (dati aperti) hanno superato la fase iniziale di semplice adempimento normativo per diventare un'infrastruttura abilitante fondamentale per la pubblica amministrazione, la ricerca scientifica e l'innovazione tecnologica, in particolare con l'avvento dell'intelligenza artificiale generativa.

Di seguito viene delineato lo stato dell'arte aggiornato, strutturato nei suoi aspetti chiave.

1. Quadro Normativo e Politiche Pubbliche

Il panorama internazionale e comunitario ha definito requisiti stringenti per costringere gli enti ad aprire i propri dataset:

  • Unione Europea (Direttiva Open Data 2019/1024): Ha introdotto il concetto di Dataset ad Alto Valore (High-Value Datasets - HVD). Settori come dati geospaziali, osservazione della Terra, meteorologia, statistica, aziende e mobilità devono essere resi disponibili gratuitamente, in formato macchina, tramite API e con licenze aperte.

  • Principi FAIR: Nella ricerca scientifica, lo standard di riferimento per i dati aperti è rappresentato dai principi FAIR (Findable, Accessible, Interoperable, Reusable), essenziali per la riproducibilità scientifica.

  • Sovranità dei Dati e Governance: Iniziative europee come Gaia-X e i Common European Data Spaces mirano a coniugare la condivisione aperta o regolamentata dei dati con la tutela della privacy e della sovranità digitale.

2. Architetture Tecniche e Standard

La maturità tecnologica degli Open Data si riflette nei sistemi di standardizzazione e distribuzione:

  • Standard di Metadati: Lo standard DCAT-AP (Data Catalog Vocabulary - Application Profile) e le sue declinazioni nazionali costituiscono la norma per la catalogazione dei dati, garantendo la ricercabilità cross-border.

  • Accesso via API: Il passaggio da semplici scaricamenti di file statici (CSV, JSON, XML) a API RESTful e GraphQL in tempo reale è ormai consolidato, consentendo l'integrazione diretta nelle applicazioni.

  • Linked Open Data (LOD): L'impiego delle tecnologie del Web Semantico (RDF, SPARQL, Ontologie) permette di collegare tra loro dati provenienti da fonti diverse, creando grafi di conoscenza (Knowledge Graphs) interconnessi.

3. Convergenza con l'Intelligenza Artificiale

L'esplosione dei Large Language Models (LLM) e dell'AI ha ridefinito l'importanza degli Open Data:

  • Carburante per l'Addestramento: Gli Open Data rappresentano una fonte primaria di dati strutturati e verificati per l'addestramento e il fine-tuning dei modelli di intelligenza artificiale, riducendo le allucinazioni dei modelli.

  • Trasparenza dell'AI: L'impiego di open data e open model (Open Source AI) è considerato essenziale per garantire la tracciabilità degli algoritmi e rispettare i requisiti di audit stabiliti dal regolamento europeo sull'IA (AI Act).

4. Principali Sfide Aperte

Nonostante i progressi, rimangono diverse criticità irrisolte:

Area di CriticitàDescrizione
Qualità e AggiornamentoMolti dataset pubblicati soffrono di scarso aggiornamento, frammentazione o mancanza di documentazione completa (data lineage).
Sostenibilità FinanziariaGarantire l'infrastruttura e la manutenzione costante dei portali Open Data richiede risorse economico-tecniche continuative per le PA.
Privacy e AnonymizationTrovare l'equilibrio tra l'apertura dei dati e la conformità al GDPR (evitando il rischio di re-identificazione tramite sovrapposizione di dataset).
Valorizzazione del ValoreLa misurazione dell'impatto socio-economico effettivo dei dati aperti rimane complessa e spesso sottostimata.

5. Tendenze Emergenti

  • Dati Sintetici (Synthetic Data): Generazione di dati artificiali basati su Open Data reali per permettere l'analisi in contesti ad alta sensibilità di privacy.

  • Citizen Science e Crowdsourcing: Integrazione dei dati prodotti direttamente dai cittadini (es. OpenStreetMap, sensori ambientali comunitari) nei portali ufficiali.

  • Data Stewardship: Affermazione della figura del Data Steward nelle organizzazioni per gestire la governance, la qualità e l'apertura strategica del patrimonio informativo.

Desideri approfondire un ambito specifico, ad esempio il quadro normativo di un Paese in particolare, l'integrazione con l'IA o gli standard tecnici di catalogazione?

ChatGPT 8-8-36

Certamente. Di seguito ti propongo uno stato dell'arte sugli Open Data con un taglio accademico, orientato alle scienze economiche, sociali e politiche. Ho cercato di integrare gli aspetti teorici, tecnologici, istituzionali ed economici, evidenziando anche le principali criticità e le prospettive future.


Lo stato dell'arte degli Open Data

Abstract

Gli Open Data rappresentano uno dei pilastri della trasformazione digitale contemporanea e costituiscono un'infrastruttura essenziale per l'innovazione economica, la trasparenza amministrativa, la ricerca scientifica e la partecipazione democratica. Negli ultimi quindici anni il concetto si è evoluto da semplice politica di accesso ai dati pubblici a elemento strategico della data economy, dell'intelligenza artificiale e della governance digitale. Parallelamente, sono emerse nuove questioni relative alla qualità dei dati, alla loro interoperabilità, alla sovranità digitale, alla concentrazione del potere nelle grandi piattaforme tecnologiche e alla tutela della privacy. Oggi gli Open Data sono al centro delle politiche dell'Unione Europea, delle strategie nazionali per la digitalizzazione e delle nuove riflessioni sul rapporto tra Stato, mercato e beni comuni digitali.


1. Origine del concetto

Il movimento degli Open Data nasce dall'incontro tra tre tradizioni:

  • Open Government;

  • Open Science;

  • Open Source.

L'idea fondamentale è che i dati prodotti dalle amministrazioni pubbliche, finanziati attraverso la fiscalità generale, debbano essere accessibili gratuitamente, riutilizzabili e redistribuibili senza limitazioni rilevanti.

Una definizione ormai consolidata è quella della Open Knowledge Foundation, secondo cui un dato è realmente "aperto" quando chiunque può accedervi, utilizzarlo, modificarlo e redistribuirlo con il solo obbligo, eventualmente, di attribuzione della fonte e condivisione della stessa licenza.


2. Evoluzione storica

L'evoluzione può essere suddivisa in cinque fasi.

Prima fase (2003-2008)

Nascono i primi portali Open Government.

Si afferma il principio della trasparenza amministrativa.

Tra i pionieri:

  • Stati Uniti;

  • Regno Unito;

  • Canada.


Seconda fase (2009-2015)

L'attenzione si sposta dal semplice accesso al riuso economico.

Nascono:

  • data.gov

  • data.gov.uk

  • European Data Portal

Si sviluppano nuove imprese basate sul riutilizzo dei dati pubblici.


Terza fase (2016-2020)

Gli Open Data vengono integrati nelle strategie della Smart City.

Diventano fondamentali per:

  • mobilità;

  • energia;

  • ambiente;

  • sanità;

  • monitoraggio climatico.


Quarta fase (2020-2024)

La pandemia accelera enormemente la produzione di dati aperti.

Open Data su:

  • contagi;

  • vaccini;

  • mobilità;

  • ricerca biomedica.

Diventa evidente il loro ruolo nella gestione delle crisi.


Quinta fase (2025-oggi)

Gli Open Data diventano una componente della nuova economia dei dati.

Entrano nelle strategie riguardanti:

  • Intelligenza Artificiale;

  • Digital Twin;

  • Gemelli Digitali urbani;

  • Data Spaces europei;

  • Industria 5.0.


3. I principi fondamentali

Gli Open Data devono essere:

  • accessibili;

  • leggibili da macchina;

  • interoperabili;

  • completi;

  • aggiornati;

  • documentati;

  • riutilizzabili;

  • distribuiti con licenze aperte.

Il riferimento rimangono i principi FAIR:

  • Findable;

  • Accessible;

  • Interoperable;

  • Reusable.


4. Le principali tipologie

Pubblica amministrazione

Bilanci

Appalti

Spesa pubblica

Catasto

Trasporti


Ambiente

Qualità dell'aria

Acqua

Clima

Emissioni

Biodiversità


Economia

Imprese

Occupazione

Prezzi

Inflazione

Contabilità nazionale


Sanità

Epidemiologia

Farmaci

Ospedali

Prestazioni


Mobilità

Traffico

Trasporto pubblico

Infrastrutture

Incidenti


Ricerca

Pubblicazioni

Dataset

Codici

Banche dati scientifiche


5. L'Europa

L'Unione Europea rappresenta oggi il principale promotore mondiale degli Open Data.

Gli strumenti più importanti sono:

  • Direttiva Open Data (2019/1024);

  • Data Governance Act;

  • Data Act;

  • AI Act;

  • European Data Spaces.

L'obiettivo non è soltanto favorire la trasparenza amministrativa ma costruire un vero mercato europeo dei dati.


6. Open Data e Intelligenza Artificiale

Questo è oggi il settore più dinamico.

I modelli di IA necessitano di enormi quantità di dati.

Gli Open Data diventano quindi:

materia prima dell'innovazione.

Tuttavia emergono nuovi problemi.

Chi beneficia economicamente del valore prodotto?

Le grandi piattaforme tecnologiche possono utilizzare gratuitamente dati pubblici per sviluppare sistemi proprietari.

Si apre quindi il dibattito sul rapporto tra bene pubblico e appropriazione privata.


7. Open Data e ricerca scientifica

L'Open Science sta modificando profondamente il metodo scientifico.

Sempre più riviste richiedono:

  • pubblicazione dei dataset;

  • codice utilizzato;

  • replicabilità.

L'obiettivo è aumentare:

trasparenza

riproducibilità

qualità della ricerca.


8. Impatto economico

Gli Open Data generano valore economico attraverso:

innovazione;

nuovi servizi;

riduzione dei costi informativi;

maggiore concorrenza;

sviluppo di startup;

migliore pianificazione pubblica.

Secondo numerosi studi europei rappresentano ormai uno dei principali fattori della Data Economy.


9. Principali criticità

Nonostante i progressi rimangono numerosi problemi.

Qualità

Molti dataset sono incompleti.


Aggiornamento

Numerosi portali vengono aggiornati raramente.


Interoperabilità

Persistono standard differenti.


Digital divide

Molti soggetti non possiedono competenze sufficienti.


Privacy

L'apertura dei dati deve conciliarsi con il GDPR.


Potere delle Big Tech

Una parte consistente del valore economico generato dagli Open Data viene catturata da grandi piattaforme private.


Sovranità digitale

L'Europa punta oggi a evitare che dati pubblici strategici alimentino esclusivamente ecosistemi tecnologici extraeuropei.


10. Le principali banche dati

Internazionali

  • World Bank Open Data

  • UNData

  • OECD Data

  • IMF Data

  • WHO Data

  • FAOSTAT


Europee

  • data.europa.eu

  • Eurostat

  • Copernicus

  • European Environment Agency


Italia

  • dati.gov.it

  • ISTAT

  • Banca d'Italia

  • ISPRA

  • ANAC

  • AgID

  • Ministero dell'Economia e delle Finanze


11. Le prospettive future

Le principali direttrici di sviluppo sembrano essere:

  • Data Spaces settoriali;

  • interoperabilità semantica;

  • dati in tempo reale;

  • IA generativa;

  • digital twin;

  • integrazione con Internet of Things;

  • blockchain per la certificazione dei dati;

  • maggiore apertura dei dati della ricerca.

Parallelamente, crescerà il dibattito sulla governance dei dati come infrastruttura pubblica strategica.


12. Alcuni nodi teorici

Sul piano teorico, gli Open Data possono essere letti attraverso prospettive differenti:

  • Elinor Ostrom li interpreta come una possibile forma di bene comune digitale, la cui gestione richiede istituzioni capaci di evitare sia la privatizzazione sia il degrado della risorsa.

  • Yochai Benkler evidenzia il ruolo della produzione collaborativa e delle reti aperte nella creazione di conoscenza e innovazione.

  • Mariana Mazzucato sottolinea che i dati pubblici costituiscono una risorsa strategica generata anche grazie agli investimenti dello Stato; il problema diventa quindi come distribuire il valore economico prodotto dal loro utilizzo.

  • Shoshana Zuboff mette in guardia dal rischio che dati aperti e dati personali alimentino modelli di capitalismo della sorveglianza, nei quali pochi grandi operatori privati concentrano potere economico e informativo.

  • Karl Polanyi offre una chiave interpretativa utile per comprendere la tensione tra mercificazione dei dati e loro natura di infrastruttura collettiva: come terra, lavoro e moneta, anche i dati possono essere considerati una "merce fittizia", il cui trattamento esclusivamente mercantile genera esigenze di regolazione pubblica.

  • In una prospettiva marxista, autori come Paul Baran, Paul Sweezy e più recentemente John Bellamy Foster permettono di leggere i dati come una nuova risorsa strategica del capitalismo contemporaneo, il cui controllo contribuisce alla formazione di rendite monopolistiche, alla concentrazione del capitale e all'accumulazione basata sulle piattaforme digitali.

Conclusione

Gli Open Data non sono più soltanto uno strumento di trasparenza amministrativa. Sono diventati un'infrastruttura essenziale dell'economia digitale, della ricerca scientifica, dell'intelligenza artificiale e delle politiche pubbliche. La sfida dei prossimi anni non riguarderà solo l'apertura dei dati, ma la loro governance: chi li produce, chi li controlla, chi ne trae valore e come garantire che i benefici economici e sociali derivanti dal loro utilizzo siano distribuiti in modo equo. In questo senso, il dibattito sugli Open Data si intreccia con le più ampie discussioni sul ruolo dello Stato, sulla sovranità digitale, sui beni comuni informativi e sulle trasformazioni del capitalismo delle piattaforme.

Copilot 8-8-26

Quadro generale: dove sono oggi gli open data

Gli open data non sono più una “novità”: in Europa, e non solo, siamo in una fase di maturità in cui il tema non è tanto “aprire dati”, quanto farlo bene, in modo interoperabile, sostenibile e con impatto reale su società ed economia. I report di Open Data Maturity 2025 mostrano progressi su quattro dimensioni chiave: policy, portali, qualità e impatto.

1. Policy e quadro normativo

  • Direttiva Open Data (UE 2019/1024): è il riferimento principale in Europa; spinge su:

    • dati dinamici e uso di API

    • limitazione dei costi di riuso (marginal cost)

    • trasparenza negli accordi pubblico–privato

    • introduzione dei high-value datasets (HVD), cioè insiemi di dati con forte impatto socio‑economico (geospaziali, mobilità, ambiente, statistiche, ecc.).

  • Regolamento HVD 2023/138: dettaglia obblighi di pubblicazione e formati per questi dataset ad alto valore.

  • Trend attuale:

    • strategie nazionali aggiornate più spesso

    • governance multi‑stakeholder (ministeri, agenzie, enti locali, comunità di riuso)

    • cluster di paesi con profili simili per confronti più “giusti” e peer learning.

2. Portali open data: da vetrina a infrastruttura

Le linee guida recenti per i portali (es. guida 2025 di datos.gob.es) insistono su alcuni punti chiave:

  • Architettura tecnica:

    • scalabile e robusta, con infrastrutture cloud/hybrid

    • sistemi di harvesting e federazione (portali nazionali che aggregano cataloghi regionali/locali).

  • Funzionalità “state of the art”:

    • ricerca avanzata, filtri, API catalog, documentazione per sviluppatori

    • strumenti di supporto ai data provider (linee guida, validatori di metadata, dashboard di qualità)

    • funzioni per la misurazione dell’uso (download, chiamate API, casi d’uso).

  • Accessibilità e usabilità:

    • design user‑centred, interfacce inclusive, multilingue

    • percorsi differenziati per utenti esperti (developer, data scientist) e non esperti (giornalisti, cittadini).

  • Sostenibilità:

    • piani di lungo periodo per manutenzione, aggiornamenti, finanziamento

    • integrazione con altre piattaforme (geodati, statistiche, trasparenza, ecc.).

3. Standard e qualità dei dati

Lo “stato dell’arte” oggi è fortemente centrato su interoperabilità semantica e metadata di qualità:

  • Metadata e cataloghi:

    • uso diffuso di DCAT‑AP come standard europeo per descrivere dataset e distribuzioni

    • miglioramento di completezza, aggiornamento e coerenza dei metadata.

  • Formati e API:

    • preferenza per formati aperti e machine‑readable (CSV, JSON, GeoJSON, RDF, ecc.)

    • API REST con documentazione chiara, rate‑limiting trasparente, esempi di codice.

  • Qualità dei dati:

    • time series più complete

    • gestione di versioning e changelog

    • validazione automatica (schema, coerenza, valori mancanti).

4. Impatto e riuso: dal “download” al valore

La dimensione impatto è quella che più sta crescendo, ma resta la più difficile da misurare. I report recenti mostrano:

  • Metriche di impatto:

    • indicatori su uso dei dati in applicazioni, ricerca, giornalismo, servizi pubblici

    • casi d’uso documentati (healthcare, urban planning, agricoltura, emergenze, educazione).

  • Esempi concreti:

    • uso di dati sanitari per migliorare processi di accreditamento ospedaliero

    • riuso di dati geospaziali e patrimonio culturale per pianificazione urbana

    • dati agricoli per ridurre fertilizzanti e emissioni

    • dataset statistici trasformati in visualizzazioni artistiche per esplorare trend sociali.

  • Paesi “trend‑setter”:

    • alcuni paesi (es. Spagna) raggiungono punteggi molto alti sull’impatto, grazie a governance coordinata, portali nazionali forti e ecosistemi di riuso attivi.

5. Criticità aperte e direzioni future

Criticità:

  • Aggiornamento e manutenzione: molti dataset sono aperti ma non aggiornati, o con cicli di update poco chiari.

  • Disomogeneità territoriale: forti differenze tra paesi e tra livelli di governo (nazionale vs locale).

  • Capacità interne: mancano spesso competenze data/tech nelle amministrazioni per gestire qualità, API, governance.

  • Misurazione dell’impatto: ancora poco sistematica, spesso basata su casi aneddotici.

Direzioni di sviluppo:

  • High‑value datasets come spina dorsale di ecosistemi data‑driven (mobilità, ambiente, energia, salute).

  • Integrazione con AI e data spaces europei: open data come base per modelli, servizi intelligenti, spazi dati settoriali.

  • Co‑creazione con comunità di riuso: hackathon, challenge, laboratori, partnership pubblico‑privato.

  • Approccio “user‑centric” ai portali: partire dai bisogni di chi riusa (developer, ricercatori, imprese, cittadini) e non solo da chi pubblica.

6. Se vogliamo andare più a fondo

Posso:

  • fare un focus su Italia/Toscana (portali, strategie, casi d’uso)

  • costruire una griglia comparativa tra paesi o tra modelli di portale

  • aiutarti a trasformare questo stato dell’arte in un pezzo editoriale o in una lezione/seminario (con schema, esempi, bibliografia essenziale).

Dimmi: ti interessa più la dimensione politica/istituzionale, quella tecnica (standard, API, portali) o quella editoriale/critica per un testo da pubblicare?



datos.gob.es

European good practices in open data: lessons from the Open Data Maturity Report 2025 | datos.gob.es

https://datos.gob.es/en/blog/european-goo


Perplexity 8-8-26

Ecco uno stato dell’arte aggiornato degli open data ad oggi (agosto 2026), con focus su Italia ed Europa.

Quadro generale 2025–2026

  • Il 2025–2026 è il periodo di piena attuazione del Piano Triennale per l’informatica nella PA 2024–2026 (con aggiornamento 2026), che fissa obiettivi quantitativi e qualitativi precisi per l’apertura dei dati pubblici.

  • L’obiettivo è passare da un approccio “numero di dataset” a un ecosistema più maturo, con:

    • dati dinamici e aggiornati,

    • metadati di qualità,

    • interoperabilità semantica,

    • integrazione con IA e servizi digitali avanzati.

Italia: situazione attuale (2026)

Portale nazionale e quantità di dati

  • Il portale nazionale dati.gov.it, gestito da AgID, ha festeggiato i 15 anni nell’Open Data Day 2026.

  • Il catalogo espone circa 70.000 dataset aperti, provenienti da amministrazioni centrali, regionali e locali.

  • Secondo AgID, nel portale sono presenti circa 69.480 dataset aperti (i dati protetti sono accessibili separatamente tramite lo sportello unico DGA).

  • Una nuova versione del portale è stata rilasciata nel 2025, con mejoras nell’interfaccia, nella ricerca e nell’esposizione dei metadati.

Maturità e posizionamento europeo

  • Nel più recente Open Data Maturity Report disponibile (basato su dati 2024/2025), l’Italia si conferma tra i Paesi più avanzati in Europa, con:

    • un indice di maturità molto alto,

    • punteggio massimo nella dimensione Policy,

    • posizione tra i primi 5–6 Stati UE.

  • Nel 2024 l’Italia era già al 5º posto in Europa, a pari merito con la Spagna, con un indice di maturità del 93,8%.

  • La qualità dei metadati italiani su data.europa.eu è tra le migliori: oltre l’80% classificato come “eccellente”, e più del 95% come “buono” o superiore.

Obblighi e target 2026

Il Piano Triennale fissa scadenze precise per il 2026:

  • Target 2026: aumento del 35% rispetto al 2024 del numero di dataset aperti di tipo dinamico pubblicati e documentati nel Catalogo nazionale.

  • Entro dicembre 2026, ogni tipologia di PA deve pubblicare un minimo di dataset, se non già presente nel catalogo nel 2024:

    • Comuni 5.000–10.000 abitanti: almeno 3 dataset.

    • Comuni 10.000–100.000 abitanti, unioni, comunità montane: almeno 10 dataset.

    • Comuni 100.001–250.000, province, città metropolitane: almeno 15 dataset.

    • Comuni >250.000, regioni, università, enti di ricerca: almeno 30 dataset.

    • PA centrali: almeno 45 dataset.

  • Queste regole spingono a colmare i vuoti di copertura territoriale e tematica, soprattutto per enti locali e università.

Temi e iniziative chiave nel 2026

  • Dati dinamici e API: forte spinta verso dataset aggiornati in tempo reale o quasi (mobilità, ambiente, servizi pubblici), accessibili anche via API e download in blocco.

  • Open data e IA: nel webinar Open Data Day 2026, AgID e il Comune di Messina hanno presentato casi d’uso in cui dataset aperti alimentano modelli di IA per servizi pubblici (es. supporto ai cittadini, analisi predittive).

  • Linked Open Data e semantica:

    • ISTAT sta implementando una piattaforma Linked Open Data (LOD), integrata con gli altri sistemi di diffusione, per arricchire semanticamente i dati statistici.

    • È attivo il Catalogo Nazionale della Semantica dei Dati, frutto della collaborazione tra Presidenza del Consiglio, AgID, ISTC‑CNR e PagoPA.

  • PNRR e PA digitale 2026:

    • Il portale padigitale2026.gov.it mette a disposizione dataset aperti su fondi e progetti del PNRR, aggiornati giornalmente, scaricabili in CSV/JSON anche da GitHub.

  • Dati economici, fiscali e di coesione:

    • Ministeri (MEF, MIMIT, Finanze) e programmi come OpenCoesione pubblicano dataset aperti su bilancio, fiscalità, coesione territoriale e imprese.

  • Portali aggregatori:

    • Portali come dati-pubblici.it aggregano oltre 99.000 record (bandi, concorsi, appalti, sanità, giustizia, ecc.), aggiornati al 8 giugno 2026.

Europa: tendenze 2025–2026

  • Il quadro europeo continua a ruotare attorno a:

    • data.europa.eu come hub dei dati aperti europei,

    • il Data Governance Act e il Data Act, che rafforzano la condivisione e il riutilizzo dei dati (anche oltre la PA),

    • l’integrazione tra open data pubblici, dati di ricerca e dati del settore privato regolamentati.

  • Le priorità emerse tra 2024 e 2026 sono:

    • migliorare qualità e consistenza dei dataset,

    • potenziare la misurazione dell’impatto (riutilizzo concreto da parte di imprese, ricercatori, cittadini),

    • allineare gli open data alle strategie di IA pubblica e di data space settoriali (sanità, mobilità, energia, ambiente).

Punti di forza e sfide attuali

Punti di forza (Italia, 2026):

  • Quadro normativo e di policy molto solido (Policy al 100% nella maturità).

  • Portale nazionale maturo, con decine di migliaia di dataset e metadati di alta qualità.

  • Forte integrazione con PNRR, IA e progetti di semantica/linked data.

Sfide aperte:

  • Disomogeneità tra territori: molte PA locali devono ancora raggiungere i target minimi di dataset.

  • Necessità di aumentare i dataset dinamici e le API, non solo dataset statici.

  • Passare da “dati pubblicati” a “dati effettivamente riutilizzati” con impatti misurabili su servizi, ricerca e innovazione.

Se vuoi, posso approfondire:

  • lo stato di un settore specifico (es. sanità, trasporti, ambiente),

  • un confronto dettagliato Italia–altri Paesi UE,

  • o un’analisi pratica di come trovare e usare dataset specifici su dati.gov.it o data.europa.eu.

Follow-up


L’intelligenza artificiale sta trasformando radicalmente il modo in cui i dati aperti vengono prodotti, scoperti, preparati e riutilizzati, spostando il focus da “dati pubblicati” a “dati pronti per l’IA” (AI‑ready).

1. Open data come “carburante” per l’IA

  • I dataset aperti sono ormai considerati infrastruttura strategica per l’addestramento e l’uso di modelli di IA, soprattutto nel settore pubblico e in ambiti regolamentati (sanità, mobilità, ambiente, statistica).

  • L’evoluzione è chiara: da cataloghi statici a sorgenti di dati strutturati, API‑first e riutilizzabili per:

    • training e fine‑tuning di modelli,

    • sistemi di RAG (retrieval‑augmented generation),

    • dashboard analitiche avanzate,

    • servizi predittivi per cittadini e imprese.

  • Le linee guida AgID e il Piano Triennale 2024–2026 collegano esplicitamente open data e IA, chiedendo che i dati siano:

    • FAIR (Findable, Accessible, Interoperable, Reusable),

    • in formati machine‑readable (CSV, JSON, ecc.),

    • corredati da metadati standard (DCAT‑AP_IT) e licenze chiare per l’uso anche commerciale.

2. Impatto sul ciclo di vita dei dati aperti

Produzione e qualità

  • L’IA viene usata per:

    • migliorare la qualità dei dati (rilevamento di anomalie, deduplicazione, correzione automatica),

    • arricchire i metadati (generazione automatica di descrizioni, tag, collegamenti semantici),

    • supportare la classificazione e la mappatura verso ontologie e vocabolari controllati.

  • Progetti come quello di CSI Piemonte mostrano come cataloghi dati e strumenti di data governance alimentino sia l’IA interna alla PA sia la pubblicazione di open data più curati e interoperabili.

Scoperta e accesso

  • L’IA migliora la ricerca e l’esplorazione dei dataset:

    • motori di ricerca semantici che capiscono l’intento (es. “incidenti stradali Torino ultimi 3 anni”),

    • raccomandazione di dataset correlati in base al contesto d’uso,

    • interfacce conversazionali (chatbot) che aiutano utenti non esperti a trovare e comprendere i dati.

  • L’uso di API pubbliche è fortemente favorito rispetto al web scraping, perché:

    • garantisce stabilità, sicurezza e tracciabilità,

    • facilita l’integrazione in pipeline di IA,

    • è più conforme alle licenze e alle normative (AI Act, norme sul riutilizzo dei dati pubblici).

Preparazione e riutilizzo

  • L’IA riduce drasticamente il tempo di data preparation:

    • pulizia e trasformazione automatica di CSV/JSON,

    • allineamento di schemi diversi,

    • generazione di feature per modelli predittivi.

  • Questo abbassa la barriera d’ingresso per:

    • startup e PMI,

    • ricercatori e università,

    • sviluppatori civici e giornalisti di dati.

3. Nuovi modelli d’uso e servizi

  • Nascono servizi basati su open data + IA come:

    • assistenti per cittadini che rispondono a domande su orari, tariffe, bandi, servizi locali usando dati aperti aggiornati,

    • sistemi di supporto alle decisioni per PA (es. pianificazione trasporti, gestione rifiuti, monitoraggio ambientale),

    • tool per imprese che combinano dati demografici, economici e territoriali per analisi di mercato e valutazione del rischio.

  • In regioni come la Toscana, investire in dataset “AI‑ready” è esplicitamente presentato come scelta di democrazia digitale e coesione territoriale, non solo tecnologica.

  • Nelle università, open data e IA alimentano percorsi di open science e collaborazione con imprese, rendendo i dati pubblici una leva di innovazione e formazione.

4. Quadro normativo e governance (UE e Italia)

  • A livello europeo, Data Governance Act e Data Act creano un mercato dei dati che include:

    • spazi di dati (data spaces) settoriali,

    • regole per la condivisione sicura,

    • meccanismi per favorire IA affidabile e interoperabile.

  • In Italia, le Linee guida AgID sull’apertura dei dati e il riutilizzo dell’informazione del settore pubblico:

    • impongono licenze con poche restrizioni (spesso solo attribuzione),

    • puntano a massimizzare il riutilizzo anche per fini commerciali e per l’IA,

    • coordinano la gestione dei dati con le strategie di IA nella PA.

  • Il Piano Triennale 2024–2026 integra esplicitamente open data e IA, prevedendo:

    • aumento dei dataset dinamici,

    • monitoraggio del riutilizzo,

    • allineamento con gli spazi di dati europei.

5. Tensioni e rischi emergenti

  • Trasparenza dei modelli vs open data: mentre i dataset pubblici diventano più aperti, molti modelli di IA più potenti sono sempre più “chiusi” (dataset di training, parametri e codice non divulgati).

  • Sovraccarico energetico e ambientale: l’aumento dell’uso di IA sui dati (pubblici e non) contribuisce alla crescita dei consumi dei data center e delle emissioni, un aspetto che le policy stanno iniziando a monitorare.

  • Qualità e bias: l’IA amplifica gli effetti di dati incompleti o distorti; serve quindi:

    • maggiore cura nella documentazione (provenienza, limiti, metodologie),

    • strumenti di valutazione dell’impatto sociale ed etico dei sistemi basati su open data.

6. Cosa cambia in pratica per chi usa (o produce) open data

Se sei un utilizzatore (sviluppatore, ricercatore, impresa):

  • Puoi trattare gli open data come API e feed strutturati da integrare direttamente in:

    • pipeline di training/fine‑tuning,

    • sistemi RAG,

    • dashboard e applicazioni in tempo reale.

  • È fondamentale:

    • usare API ufficiali invece di scraping,

    • verificare licenze (CC BY, CC0, IODL, ODbL) e compatibilità con l’AI Act,

    • documentare la provenienza dei dataset usati nei tuoi modelli.

Se sei una PA o un produttore di dati:

  • L’obiettivo è pubblicare dataset:

    • dinamici e aggiornati,

    • con metadati ricchi e standardizzati,

    • pensati per essere “letti” da macchine e modelli di IA, non solo da umani.

  • Serve coordinare:

    • strategia open data,

    • strategia di IA,

    • governance dei dati (cataloghi, semantica, data spaces).

Se ti interessa, posso approfondire uno di questi aspetti (es. casi concreti in Italia, best practice per integrare open data in un progetto di IA, o implicazioni dell’AI Act per chi usa dati pubblici).

Follow-up


https://www.agid.gov.it/it/notizie/pubblicato-lopen-data-maturity-report-2025-litalia-tra-i-paesi-leader-europa

https://volerelaluna.it/cultura/2026/07/27/lintelligenza-artificiale-come-bene-comune-unesperienza/


Le sfide per l’interoperabilità semantica in Italia sono tecniche, organizzative e di governance: non si tratta solo di “aprire i dati”, ma di far sì che significato, struttura e contesto siano compresi in modo coerente da sistemi diversi (PA, imprese, cittadini, IA).

1. Frammentazione e duplicazione dei modelli di dato

  • Molte amministrazioni hanno sviluppato nel tempo:

    • proprie strutture di database,

    • proprie nomenclature e codifiche interne,

    • proprie ontologie o tassonomie non allineate a quelle nazionali.

  • Questo crea:

    • ridondanze (stessi concetti definiti in modi diversi),

    • sovrapposizioni di competenze tra enti,

    • difficoltà a integrare dati anche quando tecnicamente accessibili (API, download).

  • Le linee guida AgID sottolineano l’esigenza di una governance centralizzata del catalogo per garantire una semantica univoca e condivisa ed evitare duplicazioni.

2. Adozione disomogenea di standard e vocabolari

  • A livello nazionale esistono:

    • il Catalogo Nazionale Dati per l’Interoperabilità Semantica (NDC),

    • il progetto Schema (schema.gov.it), che raccoglie ontologie, vocabolari controllati e schemi di dati,

    • specifiche come DCAT‑AP_IT, GeoDCAT‑AP_IT, e modelli di interoperabilità definiti da AgID.

  • Tuttavia:

    • molte PA non adottano sistematicamente questi standard,

    • alcune usano modelli locali difficili da mappare,

    • l’uso di Linked Open Data e ontologie è ancora limitato a progetti pilota e a enti più maturi (ISTAT, alcune regioni, grandi enti centrali).

  • Il Piano Triennale 2024–2026 fissa un target ambizioso: entro il 2026, il 40% delle basi dati di interesse nazionale dovrà essere conforme alle regole tecniche di interoperabilità semantica, segno che oggi la copertura è ancora parziale.

3. Carenza di metadati semantici e documentazione

  • Spesso i dataset sono pubblicati:

    • con metadati minimi (titolo, descrizione generica, ente),

    • senza riferimenti espliciti a ontologie o vocabolari controllati,

    • senza documentazione chiara su:

      • definizioni dei campi,

      • unità di misura,

      • criteri di aggregazione,

      • limiti e avvertenze d’uso.

  • Senza questa “semantica esplicativa”:

    • è difficile per altri enti (o sistemi di IA) capire esattamente cosa significa un campo,

    • si moltiplicano interpretazioni divergenti dello stesso concetto (es. “residente”, “utente”, “servizio erogato”).

  • Le linee guida invitano ad associare ontologie ai dataset per attribuire un significato univoco ai concetti e alle relazioni, ma questa pratica non è ancora diffusa.

4. Divario tra interoperabilità tecnica e semantica

  • Molte PA hanno investito in:

    • connettività,

    • API,

    • piattaforme di scambio (es. PDND – Piattaforma Nazionale Dati).

  • Tuttavia, anche quando la comunicazione tecnica funziona, spesso manca:

    • una rappresentazione uniforme del significato delle informazioni scambiate,

    • l’uso di modelli dati condivisi a livello nazionale.

  • AgID richiede che la comunicazione tra soggetti utilizzi modelli dati condivisi per uniformare la rappresentazione dell’informazione, ma l’implementazione concreta è disomogenea.

5. Risorse, competenze e cultura del dato

  • Le barriere non sono solo tecnologiche:

    • molte amministrazioni non hanno personale dedicato alla data governance semantica,

    • mancano competenze su ontologie, linked data, data modeling,

    • prevale una logica di “adempimento” (pubblicare dataset) più che di “progettazione semantica” (pensare i dati come infrastruttura condivisa).

  • Questo porta a:

    • dataset pubblicati ma poco interoperabili,

    • scarsi investimenti in attività di armonizzazione, pulizia e allineamento semantico.

6. Multilinguismo e contesto normativo

  • A livello europeo, l’interoperabilità semantica deve gestire:

    • multilinguismo (traduzioni coerenti di concetti e termini),

    • differenze normative tra ordinamenti nazionali,

    • pluralità di standard e vocabolari internazionali.

  • Anche in Italia, la coesistenza di:

    • normative settoriali,

    • prassi amministrative locali,

    • tradizioni statistiche diverse,
      rende complesso definire modelli semantici unici validi per tutti i domini (sanità, giustizia, statistica, ambiente, ecc.).

7. Strumenti nazionali e direzione di marcia

Per affrontare queste sfide, l’Italia ha messo in campo:

  • Schema (schema.gov.it):

    • catalogo nazionale delle risorse semantiche (ontologie, vocabolari controllati, schemi dati),

    • pensato per chi sviluppa API semanticamente interoperabili o pubblica Linked Open Data.

  • Catalogo Nazionale Dati per l’Interoperabilità Semantica (NDC):

    • armonizza e standardizza codici e nomenclature ricorrenti,

    • fornisce riferimenti nazionali per garantire che “formato e significato” delle informazioni siano preservati negli scambi.

  • Linee guida AgID:

    • impongono l’uso di modelli dati condivisi e la verifica della presenza di entità per dominio tra quelle definite a livello nazionale,

    • collegano interoperabilità semantica a qualità dei dati e alla governance dei cataloghi.

Sintesi delle principali sfide

In estrema sintesi, le sfide principali sono:

  • Frammentazione di modelli, codifiche e ontologie tra enti e settori.

  • Adozione disomogenea di standard nazionali (DCAT‑AP_IT, NDC, Schema).

  • Metadati semantici deboli e scarsa documentazione dei dataset.

  • Divario tra interoperabilità tecnica (API, connettori) e semantica (significato condiviso).

  • Carenza di competenze e cultura del dato orientata all’interoperabilità.

  • Complessità derivante da multilinguismo e pluralità di quadri normativi.

Se vuoi, posso approfondire uno di questi aspetti (es. come Schema.gov.it può essere usato in un progetto concreto, o casi reali di interoperabilità semantica in settori come sanità o statistica).

Follow-up


Per accedere ai **dati dinamici** tramite le API di **dati.gov.it** (e dei cataloghi ad esso collegati) devi distinguere due livelli:


1. **API del catalogo** dati.gov.it (per scoprire dataset, metadati, link alle sorgenti).

2. **API del fornitore** del dato dinamico (il vero endpoint che restituisce i dati in tempo reale o quasi).


Di seguito una panoramica pratica.


***


## 1. Cosa sono i “dati dinamici” e dove trovarli


- Per normativa (decreto open data e linee guida AgID), i **dati dinamici** (es. dati da sensori, traffico, trasporti, qualità dell’aria, meteo) **devono** essere resi disponibili tramite **API** machine‑to‑machine, oltre eventualmente al download in blocco. [agid.gov](https://www.agid.gov.it/sites/default/files/repository_files/lg-open-data_v.1.0_1.pdf)

- Su **dati.gov.it**:

  - i dataset dinamici sono segnalati nei **metadati** come “dati dinamici”,

  - i metadati includono l’**endpoint API** (URL) e la documentazione tecnica del servizio. [agid.gov](https://www.agid.gov.it/sites/default/files/repository_files/lg-open-data_v.1.0_1.pdf)


***


## 2. API del catalogo dati.gov.it (scoperta dei dataset)


### Endpoint base


Il catalogo espone un’API di tipo **CKAN** (REST, JSON):


- Base URL generale:  

  `https://www.dati.gov.it/api/3/action/` [publicapis](https://publicapis.io/open-government-italy-api)


Alcuni endpoint utili:


- Lista organizzazioni (enti che pubblicano):  

  `https://www.dati.gov.it/api/3/action/organization_list`

- Lista dataset (package) di un’organizzazione:  

  `https://www.dati.gov.it/api/3/action/package_list?organization=<id_ente>`

- Dettagli di un dataset:  

  `https://www.dati.gov.it/api/3/action/package_show?id=<id_dataset>`


Queste chiamate **non restituiscono i dati dinamici stessi**, ma:

- titolo, descrizione, temi,

- licenza,

- URL delle risorse (resource),

- spesso l’URL dell’**API del dato** o del servizio di download. [culturedigitali](https://culturedigitali.eu/notizie/guida-allutilizzo-dei-dataset-pubblici-per-sviluppatori/)


### Esempio di chiamata (curl)


```bash

curl "https://www.dati.gov.it/api/3/action/package_search?q=traffico+dinamico"

```


Nel risultato JSON, cerca nei `resources`:

- `format` (es. JSON, XML, CSV, “API”),

- `url` (spesso l’endpoint REST/OData del fornitore),

- metadati che indicano se è un dato dinamico. [dati.gov](https://www.dati.gov.it/api)


***


## 3. Come arrivare all’API del dato dinamico vero e proprio


Una volta trovato il dataset di interesse su dati.gov.it:


1. Apri la pagina del dataset su `https://www.dati.gov.it/dataset/<slug>`.

2. Nella sezione **Risorse**:

   - individua quelle marcate come **API**, **REST**, **OData**, **WMS/WFS**, ecc.,

   - copia l’URL indicato (es. `https://api.<ente>.it/...`).

3. Leggi la **documentazione tecnica** collegata (spesso linkata dalla pagina del dataset o dal sito dell’ente):

   - parametri accettati (filtri per data, area geografica, codice, ecc.),

   - autenticazione (se richiesta),

   - formati di risposta (JSON, GeoJSON, XML, ecc.).


Molti enti usano:

- **API REST** classiche,

- standard **OData**,

- servizi **SDMX** (per dati statistici, come ISTAT),

- servizi geospaziali **WMS/WFS** (per dati territoriali). [culturedigitali](https://culturedigitali.eu/notizie/guida-allutilizzo-dei-dataset-pubblici-per-sviluppatori/)


***


## 4. Esempio generico di consumo di un’API di dati dinamici


Supponi di aver trovato un dataset “Traffico in tempo reale – Comune X” con un’API REST documentata:


- Endpoint base: `https://api.comune-x.it/traffic/v1`

- Endpoint per le misurazioni:  

  `GET https://api.comune-x.it/traffic/v1/measurements`

- Parametri tipici: `from`, `to`, `sensor_id`, `page`, `size`.


Esempio in Python:


```python

import requests


BASE_URL = "https://api.comune-x.it/traffic/v1/measurements"


params = {

    "from": "2026-08-06T08:00:00Z",

    "to": "2026-08-06T09:00:00Z",

    "size": 100

}


headers = {

    "Accept": "application/json"

    # "Authorization": "Bearer <token>"  # se richiesto

}


resp = requests.get(BASE_URL, params=params, headers=headers)

resp.raise_for_status()

data = resp.json()


# data conterrà le misurazioni di traffico nell'intervallo richiesto

```


La struttura esatta dipende dall’API specifica del fornitore; devi sempre riferirti alla sua documentazione. [culturedigitali](https://culturedigitali.eu/notizie/guida-allutilizzo-dei-dataset-pubblici-per-sviluppatori/)


***


## 5. Autenticazione e chiavi API


- Molte API di dati dinamici sono **pubbliche e senza autenticazione**, soprattutto se erogate da enti locali/centrali come open data. [culturedigitali](https://culturedigitali.eu/notizie/guida-allutilizzo-dei-dataset-pubblici-per-sviluppatori/)

- Altre possono richiedere:

  - registrazione sul portale dell’ente,

  - ottenimento di una **API key** o token,

  - uso di header tipo:  

    `Authorization: Bearer <token>` o `X-API-Key: <chiave>`. [culturedigitali](https://culturedigitali.eu/notizie/guida-allutilizzo-dei-dataset-pubblici-per-sviluppatori/)

- In alcuni casi, l’accesso avviene tramite la **Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND)**:

  - l’API è registrata su `api.gov.it`,

  - l’accesso è governato da regole di fruizione (chi può chiamare, per quali scopi). [api.gov](https://api.gov.it/it/catalogo)


***


## 6. Strumenti utili per lavorare con le API


- **Da riga di comando**:

  - `curl` per test rapidi:

    ```bash

    curl "https://www.dati.gov.it/api/3/action/package_show?id=<id>"

    ```

  - `ckanapi` (CLI per cataloghi CKAN) per automatizzare esplorazione e download. [arigadicomando](https://arigadicomando.it/ckanapi/)

- **In Python**:

  - libreria `requests` per chiamate HTTP,

  - `ckanapi` per interagire in modo strutturato con cataloghi CKAN (incluso dati.gov.it). [culturedigitali](https://culturedigitali.eu/notizie/guida-allutilizzo-dei-dataset-pubblici-per-sviluppatori/)

- **Postman / Insomnia**: utili per:

  - testare endpoint,

  - gestire autenticazione,

  - generare snippet di codice. [culturedigitali](https://culturedigitali.eu/notizie/guida-allutilizzo-dei-dataset-pubblici-per-sviluppatori/)


***


## 7. Buone pratiche per usare dati dinamici via API


- **Preferisci sempre le API ufficiali** rispetto al web scraping:

  - sono più stabili, documentate e conformi alle licenze,

  - facilitano l’integrazione in sistemi di IA e servizi in produzione. [culturedigitali](https://culturedigitali.eu/notizie/guida-allutilizzo-dei-dataset-pubblici-per-sviluppatori/)

- Controlla:

  - la **licenza** del dataset (CC BY, IODL, ODbL, ecc.) e le condizioni di riutilizzo,

  - i limiti di frequenza (rate limiting) e i termini d’uso,

  - la presenza di metadati che specificano se si tratta di **dati dinamici**. [agid.gov](https://www.agid.gov.it/sites/default/files/repository_files/lg-open-data_v.1.0_1.pdf)

- Usa **filtri temporali e geografici** per ridurre il volume di dati e rispettare i limiti dell’API.


***


Se vuoi, posso mostrarti un esempio concreto passo‑passo su un dataset dinamico reale (es. traffico, qualità dell’aria, trasporti) partendo dalla ricerca su dati.gov.it fino alla chiamata API in Python.


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